L’Insostenibile leggerezza d’ANS(I)A

Quando ormai il mondo dava questo blog per disperso (chi?), eccone una parziale e sporadica rinascita. E quale miglior coincidenza può esserci, se non ripartire in concomitanza (quasi) e in riferimento (stretto) al solenne ed elegante qualcosa che ricorre il 25 aprile? Nessuna, infatti. E allora vamos!

Notizia ANSA di oggi:

Articolo ANSA [http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/04/16/25-aprile-anniversario-della-liberazione-alla-camera-partigiani-per-la-prima-volta-in-aula-_de18b47e-7fb7-4583-a35b-507e0259f8ba.html] - URL consultato il 16/04/2015

Articolo ANSA [http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/04/16/25-aprile-anniversario-della-liberazione-alla-camera-partigiani-per-la-prima-volta-in-aula-_de18b47e-7fb7-4583-a35b-507e0259f8ba.html] – URL consultato il 16/04/2015

Per dirla con le parole (su Facebook) dello storico e studioso Massimo Storchi:

“PARTIGIANI PER LA PRIMA VOLTA IN AULA? PERCHE’ DOSSETTI, MARCONI, ZACCAGNINI, TINA ANSELMI? BOLDRINI? LONGO? Chi erano? Telegrafisti? Idraulici?”

Ciò dimostra oltretutto che l’unico archetipo del “partigiano” a popolare ormai l’immaginario pubblico (e in primis quello giornalistico) è quello del vecchietto un po’ nostalgico, a volte magari burbero, eppure in fondo assai simpatico. Quasi come quel parente – non tanto il nonno, a cui generalmente si è portati a tributare un grande e sincero affetto, quanto più un prozio – che si va a visitare un paio di volte all’anno e al quale si dà retta per un paio d’ore, in parte perché è una persona gradevole (“una sagoma”, verrebbe da dire) e in parte per aggiustare la coscienza e sentirci delle persone migliori, buone e magnanime, dotati di sensibilità nei confronti dei “poveri anziani”.

D’altra parte questo Paese non tratta esattamente così la Resistenza tutta?

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8 settembre 1943

Ore 19.42 dell’8 settembre 1943: dagli studi dell’Eiar di via Asiago, il capo del governo Maresciallo Badoglio dà agli italiani l’annuncio (con messaggio registrato) dell’armistizio con gli angloamericani. Un annuncio che giunge oltre un’ora più tardi di quello del Generale Eisenhower, diffuso da Radio Algeri alle 18e30. Un annuncio che rende noto un accordo siglato già cinque giorni prima a Cassibile (nella Sicilia occupata dalle truppe Alleate) e che Re e Governo italiani desideravano rimandare ulteriormente, per preparare meglio le truppe e la Nazione a quel repentino cambio di rotta nella politica militare.
Le valutazioni storiche sull’avvenimento sono numerose e tutte sostanzialmente concordano nel definire l’operato della monarchia e del governo quanto meno improvvido, confuso, intempestivo, abborracciato. Non su questo voglio soffermarmi oggi (domani, chissà). Oggi preferisco riflettere sulla scelta etica, ideologica ed emotiva dinanzi alla quale migliaia di soldati italiani furono posti. Le mie parole però non avrebbero alcun senso. Userò quindi quelle di Francesco De Gregori (zio del famoso cantante), ufficiale del Regio esercito prima e comandante partigiano poi. La data della sua lettera alla moglie è 14 settembre 1943.

Firenze 14 settembre 1943 – Albergo Fenice

Mia piccola cara,
oggi sono di fronte a questo dilemma: o presentarmi
nel termine di 24 ore al Comando Territoriale di Firenze, che obbedisce
ai tedeschi, o darmi alla macchia per mantenermi fedele al mio giura-
mento. In ambedue i casi non potrei essere utile a voi, che dovete ormai
vivere una vita indipendente dalla mia. Perciò io scelgo la via
dell’onore, anche se è la più ardua, anche se mi può portare alla fu-
cilazione. In questo caos inestricabile, guai se perdiamo l’unica e
ultima luce che può rischiarare il nostro cammino; questa luce è
l’Italia, che se anche, per noi, è stata soltanto un calvario, del quale
io sono ormai vicino alla vetta, potrà un giorno essere la terra felice
dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Ma questa loro futura
possibilità dobbiamo essere noi a conquistarla. La nostra unione,
mio amore, è cominciata lì sotto le mura del Vescovato di Udine, da
allora, questa nostra unione ci ha dato gioie e tormenti, ma da ogni
gioia e da ogni tormento ne è uscita più forte e più viva. Io ti
ringrazio dell’amore che tu mi hai dato, del tuo cuore che per cinque
anni ho sentito palpitare nelle mie mani. Di averti conosciuta, io ringra-
zio Dio, e sii certa che l’ultimo pensiero dell’ultimo istante della
mia vita non puoi essere che tu. Oggi io sono lontano da te, ma questa
lontananza è nulla in confronto a quella che ci separerà domani._
Io sarò un fuori legge che vivrà sui monti la sua vita dura, col pensiero
inutilmente nostalgico volto a una casa lontana dove forse saranno
entrati gli orrori della guerra. Tutte le sofferenze e i pericoli mi
sono davanti e potranno farmi cadere. In questo caso tu riceverai questa
lettera. A lei affido la mia benedizione per te per Anna, per Pier Luigi;
l’augurio che nella vostra casa, dov’io non sarò più che un ritratto,
torni, dopo il lutto, la luce della pace e della felicità.
Addio piccolo amore dei giorni più belli, addio. Ti offro in questo
momento, bagnati di pianto, tutti i ricordi più belli del nostro amore
straordinario.
Tuo Franco

(lettera di Francesco De Gregori alla Moglie: 14-09-1943, in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=502&lingua=it), ultima revisione 10-12-2010, INSMLI, visitata domenica 8 settembre 2013.)

Una postilla, che va un poco fuori tema. C’è un passaggio della lettera che spiega a mio avviso molto bene perché non è possibile equiparare chi scelse la via della lotta partigiana (clandestina e quindi formalmente illegale) e chi invece quella dell’arruolamento nella Repubblica sociale italiana. Indubbiamente i casi specifici hanno una maggiore complessità della dicotomia manichea “bene/male”, “giusto/sbagliato”. Ciò però non altera il quadro generale; e le parole di De Gregori (“Perciò io scelgo la via dell’onore, anche se è la più ardua, anche se mi può portare alla fucilazione ”) sono l’emblema dei presupposti morali e ideologici che hanno portato a compiere una scelta piuttosto che un’altra.