Più che scisma, cataplasma

Alla fine è successo. Se ne parlava da un paio di settimane ormai, anche se pochi avevano prospettato un simile scenario. Anche Makkox, da sempre arguto, aveva raccontato così la prevista resa dei conti di sabato scorso:

E invece…
Angelino Alfano e i cosiddetti “governisti” del PDL hanno stupito un po’ tutti, consumando lo strappo e non aderendo alla neorinata (praticamente uno zombie) Forza Italia.
Uno scisma degno del Patriarca di Costantinopoli nel 1054 (Eh? Qui).

Però…
Alcune delle cose dichiarate dal leader del “Nuovo centrodestra” (a proposito: complimenti per la fantasia) lasciano perplessi.
Innanzitutto le motivazioni della rottura. “Non potevamo restare ostaggio degli estremisti“, ha tuonato Alfano. Intendendo con ciò – si immagina – i noti falchi del Pdl: Biancofiore, Bondi, Brunetta, Capezzone, Santanchè, Verdini; ai quali aggiungerei Mussolini e Gelmini, come quote rosa per pareggiare i rappresentanti dei due sessi… Sì, beh, avete capito, no?
Viene da domandarsi dove il buon Angelino abbia vissuto fino ad oggi e quale partito abbia frequentato, visto che i suddetti falchi hanno sostenuto per anni le stesse e identiche cose che blaterano ora.
Si è quasi tentati di dar credito alla sempre più esoftalmica Carfagna, quando sostiene che l’intenzione degli scissionisti sia la mera conservazione della poltrona. In effetti l’idea non è peregrina. Al di là della carica ministeriale, Alfano si è probabilmente reso conto che all’interno del partito – vecchio o nuovo che sia – qualcuno era sul punto di scalzarlo dal ruolo di “delfino“. Lontano dalle logiche governiste, svincolato da ogni tentazione equilibrista, nell’ultimo mese Raffaele Fitto ha scalato posizioni, avvicinandosi al capo col più classico degli espedienti: assecondarlo su ciò che gli sta più a cuore.

Ognun per sé, dunque?
Non proprio, no. Tra le dichiarazioni di Alfano, la più significativa è senz’altro quella in cui dichiara che il suo partito continuerà a fare le stesse battaglie di prima, cominciando dal non votare la decadenza di Berlusconi da senatore. Perché – provo a interpretare il pensiero del Ministro dell’interno – Berlusconi è un perseguitato politico. Proprio come sostengono i falchi del PDL, adesso Forza Italia.
In pratica, il “Nuovo centrodestra” sarà uguale al vecchio: garantirà gli interessi di Berlusconi, lasciando però che quest’ultimo faccia il leader dell’opposizione (anche se in effetti tutti già lo consideravano tale). Cosa che, stante l’attuale governo, gli porterà presumibilmente un mucchio di voti alle prossime (secondo me imminenti) elezioni.

Cosa accadrà a quel punto, è difficile dirlo. Forse Alfano&Co. saranno confluiti nel nuovo Grande Centro di Casini (o nel nuovo Grande Casino dei Centri); forse torneranno all’ovile seguendo la parabola del figliol prodigo. Comunque vada, mi piace ricordarli così:

Ops… Errore mio.

Due più due fa cinque

A volte invece fa tre. A volte fa cinque, quattro e tre contemporaneamente.

156924_1734904261245_6855037_nChiunque abbia letto 1984 di George Orwell sa bene a cosa sia riferita la citazione (per gli altri, c’è Google). E’ la verità stravolta e rimodellata dal potere, che la plasma a suo uso e consumo. E’ la mistificazione creata ad arte per imporre al popolo una menzogna, tramutandola in realtà.
E’ esattamente quello che sta accadendo da ieri sera, da quando cioè il PdL ha diffuso la versione ufficiale sul motivo delle dimissioni dei suoi ministri dal governo. In estrema sintesi: “Ci siamo resi conto che con questo governo era impossibile ridurre le tasse”. Traduzione: “Lo abbiamo fatto per i cittadini; lo abbiamo fatto per voi”
Avendo letto i giornali o guardato la televisione nell’ultimo mese, ci si dovrebbe subito accorgere che qualcosa non torna, per alcuni semplici motivi.

  1. L’abolizione della prima rata dell’IMU è cosa ormai stabilita ed occorre solo la ratifica del Parlamento. Se il governo cade e le camere vengono sciolte, l’IMU si pagherà come da programma iniziale.
  2. La sospensione dell’aumento dell’IVA doveva essere discussa in Consiglio dei Ministri in questi giorni, per poi approdare in Parlamento. Da una settimana a questa parte (grossomodo dal famoso videomessaggio del 18 settembre) tuttavia, l’attività già di per sé non alacre del Consiglio dei Ministri, si è sostanzialmente arenata, a causa delle continue discussioni sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi.
  3. Da inizio settembre, ovvero da quando è stata emessa la sentenza di condanna dalla Corte di Cassazione, il PdL in toto ha posto l’accento sulla cosiddetta “agibilità politica” del proprio leader, minacciando a più riprese l’alleato di governo di far saltare il banco nel caso in cui Berlusconi fosse stato dichiarato ineleggibile per la legge Severino o decaduto dal ramo parlamentare di appartenenza (il Senato). Cosa che infatti ieri è puntualmente accaduta.

I motivi della scelta di cui sopra sono quindi fin troppo chiari, e per stessa ammissione dei diretti intessati, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate fino a due giorni fa. La menzogna però è necessaria, soprattutto in vista delle elezioni e della relativa campagna elettorale. Ascolteremo il mantra delle “dimissioni dal governo delle tasse per salvare i cittadini dallo Stato che vuol mettere loro le mani in tasca” (magari accorciato in versioni più spendibili) fino allo sfinimento; fino a che, magari fra 10 o 20 anni (o anche solo 10 o 20 minuti), molto si convinceranno che quella è la “veramente vera verità” (cit.). La stessa per la quale due più due fa tre, quattro e cinque contemporaneamente e il primo governo Berlusconi è caduto a causa dell’avviso di garanzia della Procura di Milano. Dopo di che tutti ameremo il Grande Fratello.

Per fare un tavolo…

… ci vuole il legno.

Il falegname Pidielle lo sa. Insieme al suo collega Pardem costruisce un massiccio tavolo da pranzo, su progetto del committente Govmonti. Le modifiche al disegno originale sono poche e Pidielle è soddisfatto del prodotto finale. Così soddisfatto da dichiarare pubblicamente a tutto il paese quale importante e fondamentale contributo all’opera egli abbia dato e quanto ne sia fiero. Sempre pubblicamente, Pidielle si dice anche convinto che quel tavolo cambierà per sempre il modo di pranzare della gente comune. Ne sembra sicuro, quindi tutti in paese suppongono che egli abbia verificato personalmente e nel dettaglio quello di cui va blaterando. Dopo qualche mese accade che Pidielle, sempre gioviale e di buona compagnia, venga invitato ad una cena elegante. Sorpresa delle sorprese: i suoi anfitrioni hanno ammannito il pasto proprio sul tavolo che lui ha costruito. Pidielle si siede, ma per quanti sforzi faccia non riesce ad ingurgitare nemmeno un boccone. Le gambe del tavolo sono troppo lunghe in confronto alle sue corte leve; e il piano orizzontale è troppo alto per la sua bassa statura.
Pidielle allora si alza indignato. “Questo tavolo non va bene, ha bisogno di una revisione!” esclama furente.
Al che qualcuno si azzarda ad obiettare: “Il tavolo lo hai costruito tu, amico artigiano. Tu lo hai definito perfetto. Te ne sei vantato così tanto in paese! Avresti dovuto controllare meglio le misure. Meglio ancora: avresti dovuto considerare che, un giorno o l’altro, il tuo carattere gioviale e cortese ti avrebbe procurato un invito a cena nella casa di chi quel tavolo lo ha comprato; e che prima o poi su quello stesso tavolo saresti stato costretto a desinare. L’errore è tuo, se pensavi che avremmo preparato un tavolo diverso apposta per te.”

Larga è la foglia, la via non ha sbocco;
o sei stato improvvido, o sei molto sciocco.