The walking deads

Questo blog ormai è uno zombie. Come la democrazia italiana.
Il silenzio di questi mesi è dovuto in parte anche all’incredibile sardana di avvenimenti che si sono succeduti sulla scena politica, congelata in un immobilismo apparente.
O meglio: mobilitata al fine di ottenere un congelamento permanente.

Ieri (e oggi), l’epilogo. La certificazione ultima – come dice Alessandro Gilioli – dell’assoluta inutilità del Parlamento italiano, “accuratamente tenuto fuori da questa crisi”. Per carità, che non contasse più nulla era chiaro da anni e dalla reiterazione spasmodica dei decreti legge governativi. Che però un primo ministro salisse al Quirinale a presentare le dimissioni senza che prima ci sia stato alcun passaggio parlamentare – senza una sfiducia esplicita o implicita – è cosa più unica che rara. Inedita. Inaudita. E rende ancora più inquietante e terribile la prospettiva di una riforma costituzionale per “garantire la governabilità“. Ovvero, com’è ormai acclarato, per relegare l’assemblea di Montecitorio (a Palazzo Madama probabilmente stanno già progettando un bel parcheggio multipiano) a mero organo decorativo, al quale demandare al massimo la pura ratificazione di quanto deciso dal Consiglio dei Ministri. Come detto, nella sostanza era già così; presto lo sarà anche nella forma. A quel punto nessuno – dal M5S alla società civile ai pochi giornalisti con la “schiena dritta” – potrà più lamentarsene.
Più che governabilità, a me questo sembra autoritarismo oligarchico.

Le pedine si stavano già disponendo da mesi. Ricapitolando disordinatamente:

  • Renzi diventa segretario del PD, iniziando così la trasformazione dell’ultimo vero “partito” (con tutti i pregi e i difetti che questo comporta) in un oggetto (e non soggetto) personalistico, proprio come le altre grandi forze politiche italiane (FI e M5S).
  • L’incontro tra Renzi e Berlusconi sancisce un nuovo patto Ribbentropp-Molotov, che presumibilmente finirà allo stesso modo, nel 2018 o prima – se l’Egoarcore non venisse accontentato nelle sue richieste (Letta senior al Quirinale, dicono alcuni, più l’ovvia immunità per sé stesso).
  • Riottenuta l’agibilità politica de facto, il buon pastore Silvio riporta all’ovile la pecora Casini, ricucendo così lo strappo con le gerarchie ecclestiache e il Vaticano. (A proposito, qualcuno ha notizie di provvedimenti contro IOR et similia presi dal nuovo testimonial del brand in questione? No? A quanto pare passare da Benedetto 16.0 a Francesco 1.0 non è servito a molto…). No stupiamoci nel vederlo (Berlusconi, non il papa) al Quirinale oggi, lui che è stato condannato in via definitiva ed estromesso dal Parlamento. Renzi gli ha dato dignità di unico leader del Centro destra, nonostante tutto; e la coppia Grillo&Casaleggio ha creato il precedente.
  • Confindustria e i cosiddetti “poteri forti” si riallineano, con Squinzi che si accorge improvvisamente di ciò che invece era palese da mesi, e cioè l’assoluta inoperosità del governo Letta, scaricato malamente nell‘intervista a Radio24 di una settimana fa.
  • Scelta civica e il suo ex leader Monti che si dicono favorevoli a un governo presieduto dal nuovo segretario del PD, figlio putativo ed epigono della mentalità rampante da Thatcherismo di ritorno. (Scelta civica è forse l’emblema dell’intera faccenda: una forza politica praticamente inesistente in Parlamento e nelle intenzioni di voto dell’elettorato italiano che però è l’espressione più pura dei capitani d’industria.)

Insomma un consolidamento progressivo, teso unicamente all’autoperpetuazione.

Quindi? Viva Grillo, viva il MoVimento 5 stelle, uniche vittime della nefasta situazione?
Non sono mai stato tenero con loro, per le troppe criticità che si portano appresso. Ebbene, non lo sarò nemmeno stavolta. Perché – forse lo si dimentica – poco più di un anno fa costoro hanno avuto la ghiottissima e irripetivile occasione di cambiare davvero questo paese (ve lo ricordate Bersani?); e l’hanno gettata al vento. Se per cocciutaggine, integralismo, pavidità, o convenienza, onestamente lo ignoro. Forse però (e non lo dico col senno di poi: avevo previsto in tempi non sospetti che saremmo arrivati a questo punto) valeva la pena provarci in modo più concreto, rispetto all’occupazione dei banchi del Parlamento o alla continua bagarre con la Boldrini.
Perché lo zombie in cui viviamo, è colpa di tutti noi. Siamo tutti stati contagiati dal virus Solanum. E, bontà divina, non esiste una cura.

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Più che scisma, cataplasma

Alla fine è successo. Se ne parlava da un paio di settimane ormai, anche se pochi avevano prospettato un simile scenario. Anche Makkox, da sempre arguto, aveva raccontato così la prevista resa dei conti di sabato scorso:

E invece…
Angelino Alfano e i cosiddetti “governisti” del PDL hanno stupito un po’ tutti, consumando lo strappo e non aderendo alla neorinata (praticamente uno zombie) Forza Italia.
Uno scisma degno del Patriarca di Costantinopoli nel 1054 (Eh? Qui).

Però…
Alcune delle cose dichiarate dal leader del “Nuovo centrodestra” (a proposito: complimenti per la fantasia) lasciano perplessi.
Innanzitutto le motivazioni della rottura. “Non potevamo restare ostaggio degli estremisti“, ha tuonato Alfano. Intendendo con ciò – si immagina – i noti falchi del Pdl: Biancofiore, Bondi, Brunetta, Capezzone, Santanchè, Verdini; ai quali aggiungerei Mussolini e Gelmini, come quote rosa per pareggiare i rappresentanti dei due sessi… Sì, beh, avete capito, no?
Viene da domandarsi dove il buon Angelino abbia vissuto fino ad oggi e quale partito abbia frequentato, visto che i suddetti falchi hanno sostenuto per anni le stesse e identiche cose che blaterano ora.
Si è quasi tentati di dar credito alla sempre più esoftalmica Carfagna, quando sostiene che l’intenzione degli scissionisti sia la mera conservazione della poltrona. In effetti l’idea non è peregrina. Al di là della carica ministeriale, Alfano si è probabilmente reso conto che all’interno del partito – vecchio o nuovo che sia – qualcuno era sul punto di scalzarlo dal ruolo di “delfino“. Lontano dalle logiche governiste, svincolato da ogni tentazione equilibrista, nell’ultimo mese Raffaele Fitto ha scalato posizioni, avvicinandosi al capo col più classico degli espedienti: assecondarlo su ciò che gli sta più a cuore.

Ognun per sé, dunque?
Non proprio, no. Tra le dichiarazioni di Alfano, la più significativa è senz’altro quella in cui dichiara che il suo partito continuerà a fare le stesse battaglie di prima, cominciando dal non votare la decadenza di Berlusconi da senatore. Perché – provo a interpretare il pensiero del Ministro dell’interno – Berlusconi è un perseguitato politico. Proprio come sostengono i falchi del PDL, adesso Forza Italia.
In pratica, il “Nuovo centrodestra” sarà uguale al vecchio: garantirà gli interessi di Berlusconi, lasciando però che quest’ultimo faccia il leader dell’opposizione (anche se in effetti tutti già lo consideravano tale). Cosa che, stante l’attuale governo, gli porterà presumibilmente un mucchio di voti alle prossime (secondo me imminenti) elezioni.

Cosa accadrà a quel punto, è difficile dirlo. Forse Alfano&Co. saranno confluiti nel nuovo Grande Centro di Casini (o nel nuovo Grande Casino dei Centri); forse torneranno all’ovile seguendo la parabola del figliol prodigo. Comunque vada, mi piace ricordarli così:

Ops… Errore mio.

L’autunno (1994) dell’EgoArcore

Non è stato difficile in fondo. Si è trattato di aspettare circa 24 ore – giusto il tempo di raddrizzare una nave e far scemare l’attenzione mediatica – e puntualmente si è affacciato nelle nostre case, catodicamente straripante come suo solito. Sto parlando ovviamente del nuovo episodio del Commissario Montalbano.


In effetti no. Il riferimento era naturalmente al nuovo messaggio televisivo dell’EgoArcore, che potete vedere qui sotto:

Ops!
D’altra parte, ascoltando l’incipit non è facile distinguerli l’uno dall’altro. Ecco quell giusto (o “meno sbagliato”):

Farne un’esegesi, benché parziale, sarebbe impresa titanica, soprattutto per ciò che concerne la seconda parte, infarcita dei soliti slogan a tratti accusatori e a tratti autocelebrativi. Insomma, il senso di dejà vu è fortissimo.
Vi sono tuttavia un paio di passaggi che meritano una riflessione.

L’incipit è emozionale, come 19 anni fa. I sentimenti sono al centro del discorso. A suo tempo il fulcro era l’amore per l’Italia, generico ma molto patriottico, necessario per chi intendeva assurgere a ruolo di salvatore della nazione; oggi invece è il legame personale con gli elettori, chiamati prima “amici” e poi – a stretto giro di posta e con notevole incoerenza dialettica – paragonati a dei famigliari, ai quali si “vuole bene” (tentativo fin troppo esplicito di blandirli, fingendo un rapporto condifenziale).

“Che si fa in questi casi?” domanda il Nostro Padre Amorevole, “quando bisogna prendere una decisione importante che riguarda la nostra famiglia”.
Di primo acchito, ho sentito qualcuno ribattere “Boh, non so: si divorzia, si dà il mantenimento ai figli… Cose così, insomma”.
Da bi-divorziato, padre Silvio dovrebbe avere una certa esperienza.
Invece no, la sua ricetta è più semplice: “Ci si guarda negli occhi, ci si dice la verità…”
link
Ad esempio, no?

Il tentativo di avvicinamento all’interlocutore prosegue parlando della crisi economica che sta colpendo l’Italia e il mondo occidentale in genere. Subito però avviene il balzo: da una dimensione paritaria e colloquiale (da “pacca sulla spalla” e “siamo tutti sulla stessa barca”) si stacca e si eleva il grand’uomo, statista e imprenditore, che espone con semplicismo disarmante la sua visione economica. E di nuovo sembra di piombare indietro di vent’anni, con la mera contrapposizione (ormai priva di senso) tra comunismo/statalismo e liberalismo.

Eccone l’estratto: “Siete certamente consapevoli che siamo precipitati in una crisi economica senza precedenti, in una depressione che uccide le aziende, che toglie lavoro ai giovani, che angoscia i genitori, che minaccia il nostro benessere e il nostro futuro.
Il peso dello Stato, delle tasse, della spesa pubblica è eccessivo: occorre imboccare la strada maestra del liberalismo che, quando è stata percorsa, ha sempre prodotto risultati positivi in tutti i Paesi dell’Occidente”

In pratica, a ben interpretare queste parole, la crisi economica causata dall’eccesso di liberalismo, che si è tradotto ed è sfociato in un liberismo senza freni e controlli, si risolve inibendo ancora di più quei freni e quei controlli. E’ come curare i brufoli con una dieta a base di pizza, cioccolato e cocktail di ormoni; o risolvere i problemi respiratori con un soggiorno di un mese all’ILVA di Taranto.
Qui poi occorre un distinguo fondamentale sul lemma e sul suo significato. Se per il liberalismo s’intende la dottrina politica, allora esistono molti paesi occidentali (quelli dell’Europa del nord, ad esempio) che lo praticano attraverso il mantenimento di uno stato sociale solidissimo, gestito dallo Stato e finanziato dalle tasse. Se invece il liberalismo è inteso da un punto di vista prettamente economico (e mi pare francamente il caso), si parla di liberismo, e allora giova ricordare come i paesi occidentali ne abbiano sperimentato a più riprese gli effetti nefasti, anche tralasciando la crisi attuale. Quando deflagrò quella del 1929, per tre anni il Presidente americano Herbert Hoover tentò di risolverla con scelte liberiste e antistataliste. Fallì miseramente e alle elezioni del 1933 venne annichilito dal candidato democratico F.D. Roosevelt, che un anno dopo approntò il celeberrimo New Deal. In tempi più recenti, Argentina, Cile e – per certi versi – Grecia ci ricordano che sono molte le incognite e altrettanti i pericoli in cui si incorre “imboccando la strada maestra”.

“I nostri ministri hanno già messo a punto le nostre proposte per un vero rilancio dell’economia, proposte che saranno principalmente volte a fermare il bombardamento fiscale che sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese”.

E’ indubbiamente vero. Ciò che però viene scientemente omesso è il modo in cui siamo giunti nelle attuali condizioni. Nello specifico, manca ogni riferimento ai governi che, negli ultimi 10 anni, hanno portato il carico fiscale su cittadini e imprese a livelli inediti. Sfortunatamente la (mai troppo) breve esperienza del governo Monti ha caricato l’intero peso delle scelte scriteriate sulle fragili spalle del Professore bocconiano (che infatti ne è stato schiacciato e quasi frantumato alle recenti elezioni). Ma il governo Monti non era forse sostenuto anche dal PdL? E chi lo ha preceduto? Chi ha varato (e poi effettuato) l’aumento dell’IVA dal 20 al 21%? Era il settembre 2011 e la risposta non è Topo Gigio.
Se poi qualcuno è convinto che l’IVA non sia una tassa…
Libero Iva Tasse - Nonleggerlo

Ma che, per davvero?

“Ma devo ricordare che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia.”

In quasi settant’anni di storia Repubblicana, solo un governo è riuscito a portare a termine il proprio mandato, restando in carica per la durata canonica (e fatidica) di 5 anni (pur con un rimpasto interno). Anche in questo caso, non si tratta di un governo monocolore (grigio) Topo Gigio. Presidente del Consiglio incaricato a giugno del 2001, Berlusconi ha mantenuto ben saldo il seggio fino a maggio 2006. Un lustro – meno un mese – per compiere tutte le meraviglie che la sua mente vagheggiava.
Non contenti, gli Italiani gli hanno dato una seconda possibilità, che resta comunque tra le più longeve malgrado l’epilogo tecnico: maggio 2008-novembre 2011. Il totale è di 8 anni negli ultimi 13, cioè dall’inizio del nuovo millennio.
Gli elettori però, dice lui, non gli hanno mai consegnato una maggioranza vera. E infatti:

E se da un lato gi va riconisciuto che la seconda esperienza è stata effettivamente parecchio travagliata (tra finiani e spread), oggettivamente fatico a ricordare quali ostacoli abbiano posto i piccoli partiti afferenti alla Casa delle Libertà nel quinquennio 2001-2006.
In realtà fatico a ricordare anche quali ostacoli abbia posto l’opposizione…

Probabilmente ciò a cui mira il Nostro è una sorta di plebiscito. Un 100% tondo tondo sfuggito persino ai più eminenti statisti di Germania, Italia e Unione Sovietica (per citare gli esempi più famosi). La verità è che ottenere il 100% alle elezioni è pressoché impossibile e dubito che qualcuno possa sinceramente credere il contrario.
grilloal100
Ma che, per davvero? bis

A questo punto è evidente che l’Uomo è provato (ed io pure a stargli appresso).
–>Premiamo il tasto FFW

“Questa magistratura, per la prevalenza acquisita da un suo settore, Magistratura Democratica, si è trasformata da “Ordine” dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un “Potere” dello Stato, anzi in un “Contropotere” in grado di condizionare il Potere legislativo e il Potere esecutivo e si è data come missione, quella – è una loro dichiarazione – di realizzare “la via giudiziaria” al socialismo.”

Depurando il discorso dalle teorie complottistiche, appare chiaro che il Nostro non abbia ben chiaro il concetto di democrazia e di equilibrio dei poteri. I poteri legislativo, esecutivo e giudiziario DEVONO essere ciascuno il contropotere degli altri; separati tra loro, controllori e controllati, affinché nessuno prevalga sugli altri. In questo senso, il fatto che il Nostro non abbia ancora fatto un giorno di galera nonostante i 50 processi subiti (lo dirà più avanti), significa che la democrazia italiana funziona piuttosto bene. Ammesso che lui sia innocente, certo. Perché se fosse colpevole ma a piede libero, avremmo un grosso problema…

Non solo. Come ha sottolineato Gilioli sul suo blog ieri, viene da domandarsi “[…] chi sarebbero quelli che vogliono «realizzare il socialismo per via giudiziaria»? Chi sarebbero quelli che «utilizzano il braccio giudiziario visto che non sono stati capaci di farlo con gli strumenti della democrazia»?
Lo smandrappatissimo Pd, che by the way gli è alleato e che si fa tremebondo a ogni sua condanna? E chi nel Pd: Boccia, Renzi, Franceschini, Fioroni, Cuperlo? Enrico Letta? Il buffo capogruppo Speranza? L’impacciato ministro Orlando? Il giovane turco Orfini? Lapo Pistelli? Scalfarotto? Tabacci? I 101?”
Forse questi qui sotto:

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Ohibò!

“Subito, anzi immediatamente, i P.M. e i giudici legati alla sinistra e in particolare quelli di Magistratura Democratica si scatenarono contro di me e mi inviarono un avviso di garanzia accusandomi di un reato da cui sarei stato assolto, con formula piena, sette anni dopo.
Cadde così il governo, ma da quel momento fino ad oggi mi sono stati rovesciati addosso, incredibilmente, senza alcun fondamento nella realtà, 50 processi che hanno infangato la mia immagine e mi hanno tolto tempo, tanto tempo, serenità e ingenti risorse economiche.”

Si può senza dubbio dissertare sulla tempistica di consegna dell’avviso di garanzia (durante la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità transnazionale), ma questo paragrafo è emblematico, perché costituisce il mantra berlusconiano per eccellenza, la teoresi della sua dottrina, il fondamento primigenio e la formalizzazione statutaria del complotto persecutorio nel quale la magistratura diviene il principale motivo dei guai del Berlusconi politico.
Inutile dire che contiene molte inesattezze che è utile rimarcare.

  1. L’avviso di garanzia è una comunicazione che giunge a fine indagine e prima del processo. Ciò significa che Berlusconi era indagato già da qualche mese. Le carte confermano dal 1993, cioè ben prima della sua “discesa in campo”
  2. L’assoluzione per il processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza avvenne in Cassazione e per insufficienza di prove, non con formula piena. La sentenza Mills ha di fatto stabilito che la testimonianza cardine di quel processo era falsa, perché l’avvocato inglese era stato pagato (e quindi corrotto) per mentire
  3. Il Governo non cadde per l’avviso di garanzia, bensì per il mancato accordo con uno dei partiti della coalizione (la Lega Nord, che gli tolse la fiducia) sulla riforma delle pensioni.
  4. I processi sono meno di una trentina anziché 50. E poi, qualche anno fa lui sosteneva che fossero 100. Com’è che diminuiscono sempre?

“Ed ora, dopo 41 processi che si sono conclusi, loro malgrado, senza alcuna condanna, si illudono di essere riusciti ad estromettermi dalla vita politica, con una sentenza che è politica, che è mostruosa, ma che potrebbe non essere definitiva come invece vuol far credere la sinistra, perché nei tempi giusti, nei tempi opportuni, mi batterò per ottenerne la revisione in Italia e in Europa.”

L’ordinamento giuridico italiano è chiaro e può essere riassunto essenzialmente così: esiste un primo grado di giudizio, seguito eventualmente da un appello, per stabilire se il reato sia stato commesso o meno; la corte di Cassazione è il terzo e ultimo grado di giudizio, deputato a decidere più nel metodo che nel merito (ovvero se vi siano stati nei primi due gradi vizi o difetti tali da rendere necessaria una revisione del processo o della sentenza). Per un cittadino italiano “normale” la storia finisce qui.
In casi del tutto particolari si può ricorrere a entità sovranazionali. Il più delle volte si tratta di procedure lunghe e costose, che non alterano però la verità incontrovertibile: in caso di condanna in Cassazione, per la legge italiana l’accusato è un reo a tutti gli effetti.


Game over

Quel che viene dopo è un lungo pamphlet autocelebrativo durante il quale, lo confesso, i miei occhi distratti hanno induguato su filmati di… Gare di Burlesque.

Poi però arriva il sussulto, lo scatto di reni, la zampata del campione: “Per questo dico a tutti voi, agli italiani onesti, per bene, di buon senso: reagite, protestate, fatevi sentire. Avete il dovere di fare qualcosa di forte e di grande per uscire dalla situazione in cui ci hanno precipitati.
So bene, quanto sia forte e motivata la vostra sfiducia, la vostra nausea verso la politica, verso “questa” politica fatta di scandali, di liti in tv, di una inconcludenza e di un qualunquismo senza contenuti: una politica che sembra un mondo a parte, di profittatori e di mestieranti drammaticamente lontani dalla vita reale.
Ma nonostante questo, ed anzi proprio per questo, occorre che noi tutti ci occupiamo della politica. È sporca? Ma se la lasci a chi la sta sporcando, sarà sempre più sporca… Non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si occuperà comunque di te, della tua vita, della tua famiglia, del tuo lavoro, del tuo futuro.
È arrivato quindi davvero il momento di svegliarci, di preoccuparci, di ribellarci, di indignarci, di reagire, di farci sentire.”

Che se lo avesse detto Berlinguer, i comunisti sarebbero tutti lì a masturbarsi a vicenda (semicit.)

Da qui in avanti è come allo stadio, fino al culmine finale: “È arrivato il momento in cui tutti gli italiani responsabili, gli italiani che amano l’Italia e che amano la libertà, devono sentire il dovere di impegnarsi personalmente. E dunque: Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero.”
E soprattutto: Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! (cit.)

Ho la sensazione che questo autunno 1994 sarà lungo e caldissimo…

Il testo completo: https://www.facebook.com/notes/silvio-berlusconi/forza-italia-forza-italia-forza-italia/531532276917532