Too big to fail?

Anna Maria Cancellieri speech at Chamber of DeputiesIl Presidente del Consiglio Enrico Letta dice che sfiduciare il Ministro della Giustizia equivale a sfiduciare il Governo intero; e che l’eventuale destituzione di Anna Maria Cancellieri equivarrebbe ad esautorare tutto l’esecutivo, il quale è oggetto – a parer suo – di una aggressione politica.

Insomma, la consueta dichiarazione a metà tra integralismo e supercazzola, farcita di iperboli minatorie tese unicamente a semplificare i concetti e a radicalizzare le posizioni, ad incutere il terrore di un eventuale cambiamento e a cristallizzare la situazione.

L’espressione “aggressione politica” è poi degna di un trattato di neolingua. Non ha alcun significato concreto, ma è efficace nel calare un termine violento e negativo, anche per i suoi connotati estremamente “fisici” (aggressione), ad un contesto (quello politico) che è naturalmente territorio di scontri dialettici e confronti di opinione spesso molto duri e accesi.

La confutazione del discorso è piuttosto semplice.

  1. Ogni ministro è responsabile del proprio operato indipendentemente dall’azione globale e generale del Governo, soprattutto quando le sue decisioni non siano strettamente collegate ad essa.
  2. Secondo la Costituzione italiana, il Parlamento è sovrano. Esso ha quindi il diritto di decidere sul singolo ministro (come accadrà oggi) senza che l’eventuale sfiducia si ripercuota sull’intero Governo (che pure la meriterebbe).
  3. Che un Ministro della Repubblica italiana sia chiamato a rendere conto del proprio operato nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche (indipendentemente dal fatto che abbia commesso o meno un reato), non è aggressione politica. E’ democrazia.

Ammesso pure che sia prerogativa del primus inter pares difendere i suoi pares, la presa di posizione di Letta – così al di fuori del buon senso – ci dice in realtà molte cose.

Al di là della propaganda ad uso e consumo mediatico, la sua è innanzitutto una chiamata all’ordine per il proprio partito, agitato negli ultimi giorni dalle dichiarazioni dei candidati alla Segreteria in cerca di consenso mediatico (compreso il buon Civati, che stimo assai ma che stavolta ha sbagliato tempistica e motivazione). Il Presidente del Consiglio teme, forse a torto, che in Parlamento possano prevalere le logiche pre elettorali, a danno della tenuta del Governo.
Perché però tanta attenzione? Perché tanta dedizione non si è riscontrata, per esempio, nel caso di Josefa Idem? Lì c’era un reato, è vero, ma è indubbio che il peso politico (da qui il titolo) delle due ministre sia differente.
Annamaria Cancellieri è too big to fail; è un ministro “blindato” perché – si vocifera – sia di nomina direttamente presidenziale (inteso per Presidenza della Repubblica). Il suo allontanamento potrebbe quindi mettere a rischio l’architettura dell’intero esecutivo costruito ad arte da Re Giorgio. Eppure, se il punto fosse la stabilità del Governo, la soluzione sarebbe semplice. Basterebbe infatti nominare un ministro di identico profilo (richiamare Paola Severino, ad esempio). Anche il rischio della mancata tenuta in Parlamento è in realtà inesistente. Cancellieri è teoricamente in quota Lista Civica, un partito senza più un leader e i cui membri paiono di recente troppo occupati a trovare una nuova collocazione per far saltare il banco. Togliere la fiducia al Governo non converrebbe a nessuno di loro in questo particolare frangente e verosimilmente nemmeno nel prossimo futuro.

Forse Letta sta esplicitando qualcos’altro, che in fondo era già evidente: il ministro della Giustizia ha agito in modo esattamente coerente con il resto dell’esecutivo e con colui che lo dirige. Ciò significa che, in circostanze analoghe, ognuno dei ministri avrebbe fatto altrettanto (e magari lo ha fatto, senza che si sia venuto a sapere). Tutti a difesa del patto di mutuale soccorso e di suddivisione degli interessi stipilato decenni orsono tra una certa classe politica e una certa classe imprenditoriale, di cui Annamaria Cancellieri e Giulia Ligresti sono solo gli ultimi epigoni. Il Ministro della Giustizia deve essere protetto, perché devono essere protette le dinamiche sottese al suo agire. Deve essere protetto il patto. In nessun caso e in nessun modo deve filtrare il messaggio che vi sia qualcosa di sbagliato in esso.
Che la stabilità da difendere a tutti i costi vada in realtà intesa come mantenimento e salvaguardia di questo accordo? “A pensar male si fa peccato; ma spesso ci si azzecca…”, diceva qualcuno. Il nostro Primo ministro non lo avrà di certo dimenticato.

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Metodo buffo

— post retrodatato —

Il 4 novembre scorso il Ministro di grazia e giustizia Annamaria Cancellieri ha denunciato contro di lei l’uso del metodo Boffo, per l’affaire Ligresti.

Nel merito della questione, la migliore riflessione che potrei partorire non saprebbe probabilmente essere più incisiva e rappresentativa del mio pensiero di quella fatta dall’ottimo Alessandro Gilioli qui.

Riguardo al metodo Boffo invece, proporrei un’operazione tipica dell’apprendimento scolastico, ovvero un bel ripasso.

Il 28 agosto 2009 Vittorio Feltri (direttore de Il Giornale) ritenendo incoerenti le critiche rivolte dal direttore dell’Avvenire Dino Boffo al Presidente del Consiglio Berlusconi, pubblica un certificato del casellario giudiziale da cui risulta una condanna di Boffo per molestie e un documento (presentato come un’informativa della polizia) che diffonde la voce sulla presunta omosessualità dello stesso Boffo. Questa voce, attribuita dal documento al Tribunale di Terni e come tale riproposta da Feltri, viene però smentita dal gip di Terni. La vicenda riferita da Feltri risale al 2002, quando Boffo venne denunciato da una donna per molestie telefoniche. Qualche giorno dopo il Ministro dell’Interno smentisce l’ipotesi di “schedatura” da parte della polizia nei confronti di Boffo.
Il 4 dicembre 2009 Feltri scrive sul Giornale che «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».
Il 26 marzo 2010 il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Milano sospende per sei mesi Feltri dall’albo dei giornalisti per le false accuse a Boffo che ne hanno violato la dignità personale e il decoro professionale e per le rivelazioni falsamente attribuite al Tribunale di Terni.

(Estrapolazione da Wikipedia)

In estrema sintesi, su Dino Boffo vennero pubblicate notizie false, esagerate e diffamatorie, attinenti alla sfera privata del giornalista, piuttosto che a quella professionale.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma al momento è sufficiente questo per descrivere una prassi ormai divenuta celeberrima con il nome di “metodo Boffo“.

Sul ministro Cancellieri sono state pubblicate notizie vere, certificate e riferite oltretutto alla sua attività di Ministro della giustizia.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma al momento è sufficiente questo per descrivere una prassi che non ha nulla a che vedere con il metodo Boffo, e che anzi potrebbe essere ribattezzata con il nome di “metodo buffo“. Di difendersi.

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