Noi siamo qui

Tanto per orientarsi nella mappa: la prima tabella illustra il grado di competenze alfabetiche nei diversi Paesi e ci dice che ormai siamo de facto degli analfabeti funzionali; la seconda rappresenta la percentuale di popolazione in possesso di un alto livello di istruzione.

La seconda non è a mio avviso grave in sé. Non sono mai stato infatti uno strenuo sostenitore del sillogismo livello di studio=capacità intellettive-conoscenze culturali, soprattutto in un paese come il nostro, dove ormai avere un titolo di un qualche genere garantisce identiche possibilità di impiego rispetto a non averlo affatto (e quindi molti ci rinunciano semplicemente perché lo ritengono inutile). E’ però il combinato disposto dei due a mostrare la gravità della situazione; a illustrare la realtà di un un paese fermo, quand’anche non in regressione. Il libero mercato prima e la crisi economica poi hanno indotto (mi rifiuto di scrivere “imposto”: le alternative c’erano e ci sono) a tagli sempre più ingenti del welfare, di cui l’istruzione pubblica è ovviamente un cardine. La facile previsione è che un giorno, non molto lontano, pagheremo il conto di quelle scelte. A dire la verità, stando a queste tabelle lo stiamo già pagando, sebbene non ce ne accorgiamo ancora.

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La sagace guida di Capitan Ovvio

Attenzione! Una delle seguenti affermazioni è stata realmente enunciata da un importante uomo politico, un paio di giorni fa:

(troppo facile)

#g20 terminata ora la sessione serale dove si è certificata la divisione sulla Siria.

— Enrico Letta (@EnricoLetta) September 5, 2013