Salma mater

Riflessioni in piena surrealtà (aggiornato il 17/10/2013).

Erich Priebke è morto da quasi una settimana, ma ancora fa discutere. Se esiste davvero un aldilà, che sia finito sotto (facile), sopra (impossibile) o in mezzo (improbabile), a quest’ora si starà facendo delle grasse risate. E noi nemmeno ce ne rendiamo conto…

Makkox, in chiusura di puntata ieri (15/10/2013) a Gazebo.

Non entro nel merito degli scontri. Rimango però fermamente convinto che un singolo indivuduo o un gruppo di cittadini abbiano pieno diritto di opporsi alla decisioni delle autorità, manifestando il proprio dissenso nel modo che ritengono più giusto e commisurato (pacificamente quindi, ma anche no… Dipende dai casi); e che i soliti beceri nostalgici dovrebbero innanzitutto far pace col proprio intelletto trascurato.

Personalmente rivendico l’utilità di mantenere stretto riserbo sul luogo della sepoltura, affinché non diventi metà di pellegrinaggi devoti da parte dei neonazisti/neofascisti di casa nostra. Ma credo anche che in qualche luogo la salma dovrà pure essere posta, se non la si vuole cremare.
Il problema pare proprio questo: dove?

Pare che il figlio dell’ex capitano delle SS sia recentemente venuto in Italia a festeggiare i 100 anni del padre. Quando qualcuno muore in un paese straniero, generalmente vengono contattati i famigliari affinché prelevino – o facciano prelevare – il caro estinto. Non è dunque chiaro perché a Priebke Junior sia andato a genio celebrare il secolo di vita del paparino, ed ora invece non stia altrettando bene farsi carico della sua salma.
— Update 17/10/2013: a detta del legale, la famiglia ora rivuole la salma. Non si capisce perché con ritardo di quasi una settimana

La Germania gli ha dato i Natali. Al tempo dell’arresto in Argentina, anche Berlino aveva chiesto l’estradizione, ma a spuntarla fummo noi Italiani. E’ perciò comprensibile che a questo punto rifiutino di accoglierlo. Sie man es wollte, haben Sie von den Toten verwaltet (“Voi lo avete voluto, voi ve lo gestite da morto”, secondo Google translate). Sul modo di fare i conti con il proprio passato, i Tedeschi hanno molto da insegnarci. Anzi, tutto. Ritengo però che dietro la loro ritrosia vi sia in parte anche ciò che denuncia Heinrich Böll, in particolar modo in Opinioni di un clown (consigliatissimo). La Germania ha affrontato senza remore l’onta del proprio recente passato, ma il vero spirito di contrizione pare effettivamente esautoritosi verso la fine degli anni ’50, quando il benessere portato dal boom economico eterodiretto (da ingenti sovvenzioni statunitensi) ha rilasciato endorfine di massa e stemperato l’attenzione. Rimangono tuttora capaci di affontare i grandi temi e i grandi problemi creati dal nazismo, ma paiono andare in difficoltà quando quei temi e quei problemi risultano “vivi”, “attuali”. Finanziare progetti e iniziative sugli eccidi e le stragi del ’43-’45 (come ci ha recentemente offerto di fare il loro Ministero degli Esteri) è qualcosa che attiene al passato lontano e ad esso è per lo più relegato; il cadavere di un SS morto da meno di una settimana costituisce invece un legame troppo violento e – appunto – attuale con quel passato; lo riavvicina. E credo che faccia male al punto da far loro voltare la testa.

Gli Argentini lo hanno accolto e coccolato per oltre 40 anni, ma ora non lo vogliono più. Era un’Argentina diversa, che è ulteriormente cambiata (e ricambiata) nel corso del tempo. Se però il diritto alla proprietà vale ed è sacro (ahimé), non è comprensibile perché un uomo non possa essere seppellito accanto alla moglie, nel pezzo di terreno che ha acquistato con i propri risparmi. Se la sua natura di ex SS è una discriminante invalidante, allora doveva esserlo dal principio. O per lo meno diventarlo nel momento in cui si è palesata la sua vera identità (era il 1994, sono passato quasi 20 anni),

In tutto questo, noi facciamo la parte del leone. Lo abbiamo voluto per processarlo. Lo abbiamo condannato e poi assegnato agli arresti domiciliari a causa degli acciacchi dell’età avanzata. Gli abbiamo dato un lavoro socialmente utile e persino una badante (a carico dello Stato). Insomma, ce lo siamo tenuto senza balbettare o protestare poi troppo, eccezion fatta per i “soliti comunisti sfigati ed esagitati” (cit.). Possibile che ora, da morto, sia più scomodo di quando era in vita?

Nonostante in apparenza l’Italia vinca per distacco, c’è chi può ambire a batterci. La fuga di Priebke, come quella di tanti altri gerarchi o semplici ufficiali nazisti, fu possibile grazie a importanti aiuti esterni, che finanziarono e agevolarono l’Operazione ODESSSA. Tra essi, sembra vi fosse anche il Vaticano. Priebke venne battezzato con rito cattolico il 3 settembre del 1948, in piena fuga dall’Italia: la conversione al cattolicesimo era conditio sine qua non per ottenere il passaporto falso e ricevere l’appoggio della Chiesa nella strada verso il Sudamerica. La stessa Chiesa (pontefice diverso, d’accordo) che, giorni or sono, ha negato all’ex SS i funerali con rito cattolico. Equiparandolo così a Pergiorgio Welby (benvenuti nel Medioevo).

Un geniale Makkox, in chiusura di puntata oggi (16/10/2013) a Gazebo.

Il ginepraio, per quella che sta diventando la madre di tutte le salme, appare difficile da districare. Che poi, a ben vedere, la soluzione migliore potrebbe davvero essere la cremazione, che ho velatamente suggerito poco dopo l’incipit. Rilancia l’idea anche Efraim Zuroff (inconsapevolmente, immagino, perché dubito che legga il mio blog), direttore del Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme. Di certo sarebbe un interessante applicazione della legge del contrappasso.

« “Perch’io parti’ così giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch’è in questo troncone.
Così s’osserva in me lo contrapasso”. »
(Divina commedia, Inferno, XXVIII canto, vv. 139-142)

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Un pensiero su “Salma mater

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