Indici di civiltà

Quando il dito non punta alla luna, ma al riflesso nel pozzo

catellani_7Sostiene l’ex Presidente del Senato Renato Schifani che il voto segreto è “Una garanzia di autonomia , allo scopo di evitare che il libero voto dei parlamentari […] venga condizionato, che rappresenta un principio di civiltà e un valore da tutelare”.

In tutta onestà – e in senso assoluto – non si può dargli torto. E tuttavia, l’autonomia dei parlamentari in Italia è garantita costituzionalmente dall’assenza del vincolo di mandato (tema assai dibattuto di recente, su cui tornerò in seguito), in base alla quale ogni deputato e senatore può stabilire in piena coscienza se e come votare una legge o un provvedimento, indipendentemente dalle modalità della stessa votazione (segreta o palese che sia).
Schifani quindi vaneggia? Ahimé no. Non perché non abbia a cuore la salute mentale dell’ex Presidente del Senato, di cui invece mi importa assai (…), bensì perché le sue buone motivazioni risiedono purtroppo in uno dei vizi atavici della politica italica. Si tratta, una volta ancora, di una discrasia tra forma e sostanza. Se da un lato infatti i parlamentari italiani sono legalmente e teoricamente autonomi, dall’altro è evidente come spesso essi siano eterodiretti dalle segreterie dei partiti, dalle “correnti” (laddove presenti) o persino dal Governo in carica (qualora lo sostengano o, più prosaicamente, sperino in future prebende).
Dunque il voto segreto elimina il problema? In parte. E in parte viene a sua volta usato come strumento di eterodirezione. Così accadde ad aprile, quando la “Carica dei 101” affossò Prodi nella marcia verso il Quirinale, non (tanto e solo) per una pregiudiziale nei suoi confronti, bensì per arrivare allo stallo istituzionale, preambolo necessario delle vagheggiate “larghe intese”.

Inciso sulla legge elettorale (astenersi disinteressati e perditempo)
Cambiare modalità di elezione dei nostri rappresentanti – dice qualcuno – cambierebbe radicalmente la situazione. Passare da una lista bloccata, selezionata accuratamente dai cosiddetti “apparati”, ad un elenco in cui scegliere il nominativo che più ci piace sarebbe un buon passo avanti, è fuor di dubbio. Anche in questo caso però, la lista sarebbe sempre decisa “dall’alto” e verosimilmente ci ridurremmo a scegliere non “un meglio” ma un “meno peggio”. Le preselezioni via internet, che hanno parecchi sostenitori accaniti, al momento non risolvono il problema: le “parlamentarie” grilline, esempio più fulgido del genere, hanno avuto una partecipazione talmente ridotta da aver perso ogni parvenza di legittimità ed hanno semmai dimostrato quanto il nostro paese sia impreparato ad un simile salto tecnologico (stasi che perdurerà, in un’epoca di magri investimenti nel settore).
Quale soluzione? Alcune ottime proposte sono sul tavolo. Per esempio quella dell’ex Presidente della Corte Costutuzionale Ainis a inizio 2012 (http://temi.repubblica.it/micromega-online/per-una-politica-meno-distante-dai-cittadini/), parzialmente e forse inconsapevolmente ripresa da Gilioli ieri (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/09/16/mi-offro-come-moderatore/)

Al netto dei pregi incoerenti del voto segreto, viene comunque da interrogarsi su quali debbano essere le reali priorità ideologiche e politiche (ammesso che ancora ve ne siano). Se cioè abbia più valore difendere l’apparente autonomia dei parlamentari o incentivarne la trasparenza di fronte all’elettorato, facendo in modo che ogni decisione da loro presa nelle assemblee legislative sia palese e palesata. Quando si parla di “controllori” e “controllati”, ci si riferisce fondamentalmente a questo.
L’Onorevole Schifani non lo ignora, ma il suo indice di civiltà attualmente preferisce puntare al riflesso nel pozzo, piuttosto che alla luna. Non deve sorprendere: memore dei 101 di cui sopra, l’ex Presidente del Senato sa (o dovrebbe sapere) che il voto segreto è il miglior sistema per favorire i franchi tiratori, quelli che da anni si adoperano per salvare l’EgoArcore, pur trovandosi nello “schieramento politico a lui avverso” (semicit.). Perché è l’incolumità del capo ciò che importa davvero. Il resto – la luna e il pozzo, il riflesso e l’indice – è un contorno buono soltanto a nascondere l’enorme antenna televisiva che si staglia sopra alle fronde del nostro giardino.

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