Grazie, grazielle e grazie alle lettere al direttore

(post lunghetto)

Nell’ultimo periodo si sente parlare spesso di “grazie”, quasi mai di “grazielle” e quotidianamente di “grazie al…”.

Contestualmente pare tornata in auge una vecchia consuetudine nostrana, ovvero il recupero morale e ideologico di personaggi discutibili della storia passata, al solo scopo di giustificare le azioni di quelli della storia presente attraverso una sapiente opera di mistificazione. Sapiente non perché ben documentata e fedele alla realtà dei fatti, ma perché reiterata con robotica precisione in ogni sede disponibile, preferibilmente televisiva o comunque mediatica.

Ricordate?

°______°

Da un paio di settimane a questa parte infatti, si è puntualmente tornati a parlare – come si fece allora – della vicenda politica di Bettino Craxi. Quasi sempre a sproposito.

Al tempo dell’editoriale di Minzolini scrissi una lettera che mai spedii (pentendomene) e che voglio qui riportare. Un bel ripasso, soprattutto ora, non può far male. A qualcuno più di altri.

Egregio Direttore,

a distanza di qualche ora dal Suo editoriale, dopo attenta e meditata riflessione, ho sentito forte l’impulso di venirle in aiuto, per correggere le imprecisioni in esso contenute, prima che i Suoi abituali detrattori, ispirati dalle consuete pulsioni nostalgiche per l’epoca di Ho Chi Mihn, L’accusino di essere ammaestrato da un fantomatico novello MinCulPop (come se l’antifascismo fosse ancora un valore!) o di perpetrare un torto alla storia mediante azzardati sillogismi, libere interpretazioni e omissioni, magari persino finalizzate (ai loro occhi neo-stalinisti e vetero-comunisti) alla costruzione di un quadro artefatto e parziale, quand’anche non partigiano.
Fin da ieri sera infatti ho potuto udire e respirare un certo ingiustificato malessere, esplicitato senza remore da chi definisce le Sue argomentazioni sature di revisionismo, ed il Suo ragionamento trasversale e trans-temporale, utilissimo ad avallare le tesi odierne di chi, all’apice del potere, tenta di sfuggire ad un destino che sempre più assume i connotati, per altro ad esso propri, dell’ineluttabilità. Ciò è inaccettabile!
Inoltre, siccome la deontologia giornalistica impone di presentare con la maggiore dovizia possibile l’intero spettro dei fatti e delle testimonianze e di fornire una narrazione quanto più completa ed esauriente delle vicende, ritengo sia mio preciso dovere civile, nonché atto di estrema stima e cortesia, coadiuvarla nella difficile opera di rettifica, affinché si possa dare la giusta dimensione non solo all’uomo e al politico Bettino Craxi, ma pure ad un periodo storico estremamente importante e, purtroppo, spesso accartocciato in un’ottica artatamente controversa.
Procedo dunque a fare una rapida esegesi: Vamos! (per dirla con le parole di Andrea Scanzi, giornalista e anticomunista che apprezzo grandemente)

  • “Una democrazia costosa, permise per cinquant’anni al nostro Paese di restare nel mondo libero: da un lato i partiti che governarono la prima repubblica con i loro pregi e difetti, dall’altro il più grande partito comunista occidentale, con i suoi rapporti con l’Urss. Con la caduta del muro di Berlino, per il solito paradosso italiano, i vincitori, quelli che erano sempre stati dalla parte giusta, invece di ricevere una medaglia furono messi alla sbarra”
    Uno storico (quale sfortunatamente Lei ed io non siamo) obietterebbe che questo modo di illustrare 40 anni di storia italiana è un po’ troppo cristallizzato nella visione del primo dopoguerra; e che una tale semplificazione rischia di ridurre alla schematizzazione Don Camillo-Peppone di “Palazzeschiana” (mi si passi il termine) memoria, un periodo storico che invece è stato di straordinaria complessità, nonché colmo di mutamenti ideologici e politici su ambo i fronti (attenzione: qualcuno potrebbe addirittura parlare della seconda metà degli anni ’70 e rispolverare la figura di Enrico Berlinguer!). Altre feroci obiezioni potrebbero poi essere suscitate dalla divisione essenziale, quasi manicheista, tra Bene e Male, tra Giusto ed Ingiusto, a discapito di ogni sfumatura e profondità analitica. Comprendo la cavillosità di siffatti rilievi, ma lavorando a contatto con accademici e studiosi non ho difficoltà ad intuirne le possibili contestazioni. Per prevenirle urge documentarsi e approfondire, per eludere così i loro irragionevoli settarismi.
  • “[…] il reato portante di Tangentopoli, cioè il finanziamento illecito ai partiti, era stato oggetto di un’amnistia soltanto due anni prima: un colpo di spugna che preservò alcuni e dannò altri.”
    Mi permetto di suggerirLe che sarebbe forse opportuno ricordare come i soldi delle tangenti che confluirono nei conti di Bettino Craxi furono utilizzati sia sotto forma di finanziamento illecito al Partito socialista italiano (come Lei implicitamente sostiene), sia come fondi personali. Lo dicono i verbali di Giorgio Tradati e di Maurizio Raggio, i due prestanome a cui Craxi aveva affidato i suoi tre conti svizzeri: Northern Holding, Constellation Financière e International Gold Coast. E lo dicono anche le sentenze definitive dei processi a suo carico (“un appartamento a New York, due operazioni immobiliari a Milano, una a La Thuile, una a Madonna di Campiglio”, un “velivolo Sitation da 3 miliardi di lire”, un villino “a Saint Tropez per il figlio Bobo”, una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio, “100 milioni al mese per l’acquisto di Roma Cine Tv”).
  • “La verità è che a un problema politico fu data una soluzione giudiziaria. E l’unico che ebbe il coraggio di porre in questi termini la questione, cioè Craxi, fu spedito alla ghigliottina. Per questo Craxi non volle mai vestire i panni dell’imputato”
    Ineccepibile: Craxi è assurto a simbolo di quella stagione politica, probabilmente con ingiustificato e indiscriminato accanimento. I soliti giustizialisti e seminatori di odio tuttavia, potrebbero anche avanzare la tesi secondo la quale ciò avvenne poiché egli fu indiscutibilmente uno dei personaggi di maggior rilievo istituzionale coinvolti direttamente nelle inchieste (Ad esempio, lunedì Travaglio già spiegava che per le tangenti Eni /Sai furono condannati esponenti di tutti i partiti – PCI compreso – ma che solo nel caso dei Socialisti era il segretario a ricevere in prima persona il denaro illecito). Altri livorosi, al colmo dell’acredine ed inclini all’insinuazione, sottolineeranno come la fuga, pardon, l’esilio di Craxi ad Hammamet fu più che altro una manifestazione fenomenica del timore di essere condannato (come poi effettivamente successe) che un rifiuto di “vestire i panni dell’imputato”. Ma non è il caso di farsi condizionare da illazioni che si fondano sulla dietrologia più bieca ed inqualificabile.
  • “E’ di quegli anni il vulnus che alterò i rapporti fra politica e magistratura. Un vulnus che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell’agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti, che già per questo avrebbero dovuto dimostrare di non essere di parte”
    Superando il senso di “dejà-vu” che mi assale ogni volta che rileggo questo estratto, nasce spontanea in me una domanda che affonda le radici nella mia ignoranza: siamo sicuri che le inchieste non abbiano mai portato da nessuna parte? E poi, mi perdoni, ma non mi sovviene quali sarebbero i governi caduti per colpa dei giudici. E’ possibile che si renda necessario fare degli esempi pratici. D’altro canto, se il riferimento è all’ultimo governo della cosiddetta “Prima Repubblica”, mi azzardo a dire che ciò che seguì le inchieste di “Mani pulite” fu sacrosanto; e che, per evitare il crollo del sistema partitico e politico, sarebbe stato sufficiente scegliere qualcuno immune alla corruzione endemica che andava man mano disvelandosi. Se al contrario Lei intende evocare il governo Berlusconi I, mi permetto di insistere su un concetto obliato dai più (e perciò il ricordarlo Le sarà d’aiuto nel distinguerla dai suoi colleghi smemorati): fu la Lega Nord a far mancare la fiducia in Parlamento all’esecutivo dell’on. Berlusconi, un mese dopo l’avviso di garanzia e a causa di insanabili divergenze – se non erro – inerenti la riforma del sistema pensionistico.
  • “Ecco perché non ha bisogno di nessuna riabilitazione l’uomo, che accettando coraggiosamente da socialista e riformista gli euromissili, contribuì, insieme a Reagan e a papa Woityla, a mettere in crisi l’Urss, che disse di no agli americani nella crisi di Sigonella e affrontò i referendum sulla scala mobile”
    Sposo la Sua tesi: come potrei esimermi? Pur tuttavia, i soliti maligni rivendicano tutt’ora un significato più profondo della parola “riformista”; altri addirittura sono persino capaci di asserire che gran parte della forza riformista del PSI andò perduta proprio sotto la guida di Craxi. Questi inguaribili cripto-Castristi (già sento le loro voci erratiche e sbraitanti) sosterranno che il segretario del PSI scelse di asservire sé stesso e il suo partito alle logiche di potere dettate dalla Democrazia cristiana, anziché assecondare il cambiamento iniziato e voluto dai suoi predecessori, proponendo un modello di sinistra italiana alternativo ai Comunisti ed allestendo un “nuovo socialismo”, distante e differente da quello dell’URSS. Ma non è certo a queste vuote teorie che stimolano lo sbadiglio che ci si sente in dovere di replicare! No! Piuttosto val la pena concentrarsi su Sigonella e gli euromissili, sulla crisi dell’URSS e la scala mobile, integrando l’elenco che ad una prima occhiata pare un po’ parziale. Lei dimentica, Egregio Direttore, alcuni fatti rilevanti, che perciò mi premuro di annotarLe, a futura integrazione. Come non menzionare l’amicizia di Craxi con Arafat, a cui passava i soldi pubblici e che lo stesso presidente dell’O.L.P. depositava su conti personali? Ed i rapporti strettissimi con il dittatore somalo Siad Barre, per il quale il Nostro stanziò 310 miliardi di lire nel solo quadrienno 1981-1984? E l’incostituzionale legge Mammì? Il debito pubblico che passò sotto la sua presidenza del consiglio da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire? E ancora: l’Alfa Romeo regalata alla Fiat e sottratta alla Ford, che l’avrebbe pagata (e qui mi sovvien l’eterno e lo spazio sconfinato del cielo solcato da aerei Alitalia)? Le amicizie con Licio Gelli? Il sostegno ai generali argentini contro la Gran Bretagna durante la crisi delle Falkland? Tanta roba davvero, che sarebbe imperdonabile tralasciare nel resoconto, giusto?
  • “il destino di Craxi, la sua carriera fatta di luci e ombre, è comune a molti dei grandi personaggi di quel periodo complesso. Addirittura Helmut Kohl riunì le due Germanie e poi finì sotto processo. Ma per la storia Craxi va già ricordato oggi come uno statista”
    Al fine di completare ulteriormente questo giusto paragone, spiegherei che l’ex cancelliere tedesco, scoperti i fondi neri della Cdu, lasciò la presidenza del partito e pagò una pena pecuniara di 300 mila marchi per chiudere il suo processo (ipotecando tra l’altro la casa e raccogliendo 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu). Rinnegato dai suoi stessi ex-colleghi, Kohl non trova oggi sostegno e apprezzamento neppure in Angela Merkel, che ne è stata l’erede diretta.

Giungo infine alla conclusione di questa logorroica, interminabile missiva, nella speranza di non averla tediata troppo.
Attendo con ansia la sua rettifica in una delle prossime edizioni del Telegiornale da Lei diretto, senza ovviamente aspettarmi menzioni o gratifiche, giacché le mie parole non sono frutto d’altro che di cortesia e ben riposto senso del dovere.

Con cordialità.

Facciamoci una risata, va’…

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